Ice Dart, il drone con artigli da gatto che atterra sul ghiaccio a 60 gradiEsteri News 

Ice Dart, il drone con artigli da gatto che atterra sul ghiaccio a 60 gradi

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Atterrare con un drone su una superficie ghiacciata e fortemente inclinata è una delle sfide più complesse per la robotica aerea. Il ghiaccio offre poca aderenza, una pendenza elevata può favorire lo scivolamento e un contatto troppo brusco con il terreno rischia di compromettere la stabilità del velivolo. Per affrontare il problema, un gruppo di ricercatori canadesi ha scelto una soluzione sorprendentemente ispirata alla natura: gli artigli retrattili dei gatti.

Il risultato è Ice Dart, un multirotore sviluppato all’Université de Sherbrooke da Isaac Tunney, John Bass e Alexis Lussier Desbiens. Il sistema è stato progettato per consentire a un drone di atterrare e rimanere ancorato anche su superfici di ghiaccio ripide e irregolari. La ricerca è stata pubblicata su IEEE Transactions on Field Robotics con il titolo The Ice Dart: Landing on Steep Ice Using Spiny Feet, Dissipative Landing Gear and Reverse Thrust.

Ice Dart, un drone progettato per il ghiaccio estremo

La particolarità di Ice Dart non consiste semplicemente nella capacità di raggiungere un ghiacciaio o un iceberg, ma nella possibilità di atterrare direttamente sulla superficie inclinata e restarvi senza continuare a consumare energia per mantenere il volo stazionario.

Il progetto è stato messo alla prova anche in condizioni reali. I ricercatori hanno effettuato prove sul ghiaccio naturale in Islanda, compresi iceberg e aree del ghiacciaio Fjallsjökull. Secondo i risultati diffusi dal gruppo, il drone è riuscito a effettuare atterraggi su pendenze prossime ai 60 gradi. In condizioni controllate sono state raggiunte inclinazioni di 60 gradi e velocità di contatto fino a 3 metri al secondo; durante le prove sul campo sono stati affrontati pendii fino a 58 gradi e venti intorno ai 30 km/h.

Numeri particolarmente significativi perché dimostrano che la tecnologia non è stata concepita esclusivamente per funzionare in laboratorio. L’obiettivo è infatti permettere ai piccoli droni di operare in luoghi nei quali trovare una normale area di atterraggio sarebbe praticamente impossibile.

Gli artigli retrattili ispirati ai gatti

Il cuore del sistema sono le zampe dotate di piccole spine mobili. L’idea prende spunto dal comportamento degli artigli felini: possono rimanere retratti durante il movimento e intervenire quando serve maggiore presa.

Nel caso di Ice Dart, le spine entrano in azione durante la fase di contatto con il ghiaccio. La loro funzione è creare una presa meccanica sulla superficie e impedire che il drone scivoli verso valle una volta completato l’atterraggio.

La soluzione è particolarmente interessante perché il ghiaccio non può essere trattato come una normale superficie solida. Un semplice piedino può infatti toccare il terreno, ma non garantisce necessariamente sufficiente attrito per mantenere fermo un multirotore su una pendenza molto elevata.

Le spine aumentano quindi l’aderenza proprio nel momento più delicato. Il sistema prevede inoltre elementi di dimensioni differenti sulle zampe, in modo da gestire in maniera più efficace la distribuzione dei carichi tra il lato a monte e quello a valle del drone.

Non solo artigli: il segreto è nel carrello di atterraggio

Gli artigli, da soli, non sarebbero sufficienti. Un drone che arriva rapidamente su una superficie inclinata deve prima di tutto assorbire l’energia dell’impatto. Per questo Ice Dart utilizza un carrello di atterraggio dotato di un sistema di smorzamento basato sull’attrito.

Quando le zampe entrano in contatto con il ghiaccio, il meccanismo contribuisce a dissipare parte dell’energia generata dall’atterraggio. In questo modo diminuiscono le sollecitazioni improvvise trasmesse alla struttura e diventa più facile mantenere il controllo del velivolo.

La combinazione tra assorbimento dell’urto e presa sul ghiaccio risolve quindi due problemi differenti: il carrello gestisce l’impatto, mentre le spine contribuiscono a evitare lo scivolamento successivo.

Il terzo elemento è rappresentato dalla spinta inversa. I motori vengono utilizzati anche durante la fase di contatto per contribuire alla stabilizzazione del drone e aumentare il controllo dell’assetto. È una tecnica che il gruppo di Sherbrooke aveva già esplorato in precedenti studi dedicati agli atterraggi su superfici inclinate e su veicoli in movimento.

Dal laboratorio ai ghiacciai dell’Islanda

Uno degli aspetti più importanti del progetto Ice Dart è la sperimentazione sul campo. Testare un drone su una superficie di ghiaccio naturale significa affrontare condizioni molto meno prevedibili rispetto a una piattaforma costruita in laboratorio.

Iceberg e ghiacciai possono presentare irregolarità, variazioni nella consistenza del ghiaccio, vento e inclinazioni differenti anche a distanza di pochi metri. Durante la spedizione in Islanda, il sistema ha dimostrato di poter operare in un ambiente reale, con temperature prossime allo zero e vento persistente.

La validazione sul campo è particolarmente rilevante perché il problema dell’atterraggio non riguarda soltanto la precisione con cui il drone raggiunge il terreno. Una volta effettuato il contatto, il velivolo deve riuscire a rimanere ancorato e stabile nonostante la pendenza e le forze esterne.

Perché atterrare sul ghiaccio può cambiare l’utilizzo dei droni

La capacità di Ice Dart potrebbe avere conseguenze interessanti per le attività di ricerca e monitoraggio in ambienti remoti. Un normale multirotore deve mantenere costantemente attivi i motori per rimanere sospeso. Questa modalità consuma energia e limita la durata delle missioni.

Se invece il drone può posarsi su una superficie sicura, anche se molto inclinata, i motori possono essere spenti o utilizzati in misura molto più limitata. Il velivolo può così trasformarsi in una piattaforma temporanea di osservazione.

Tra gli scenari potenziali rientrano il monitoraggio degli iceberg, la ricerca ambientale, la sicurezza marittima e le attività di osservazione nelle regioni artiche. Un drone ancorato al ghiaccio potrebbe raccogliere dati per periodi più lunghi rispetto a un velivolo costretto a restare continuamente in volo.

La possibilità di restare fermo potrebbe inoltre ridurre il rumore prodotto dai motori durante le fasi di osservazione e rendere più semplice effettuare determinate misurazioni ambientali.

Ice Dart amplia i confini della robotica aerea

Il progetto dell’Università di Sherbrooke non nasce dal nulla. Il gruppo di ricerca ha già studiato sistemi destinati a permettere ai multirotori di atterrare su superfici difficili, compresi veicoli in movimento, imbarcazioni e tetti fortemente inclinati. L’utilizzo combinato di ammortizzatori ad attrito e spinta inversa ha progressivamente ampliato quello che i ricercatori definiscono l’inviluppo di atterraggio di un drone.

Con Ice Dart, la ricerca aggiunge uno degli scenari più difficili: una superficie naturale, ripida, scivolosa e irregolare come quella di un ghiacciaio o di un iceberg.

Il risultato mostra anche quanto l’ispirazione biologica possa trovare applicazioni concrete nella robotica. Gli artigli di un gatto, reinterpretati attraverso piccoli elementi meccanici, diventano parte di un sistema capace di risolvere un problema che i tradizionali carrelli di atterraggio dei droni non possono affrontare facilmente.

Il futuro dei droni potrebbe essere fatto anche di “atterraggi impossibili”

Ice Dart dimostra che il futuro dei multirotori non dipende soltanto da batterie più capienti, sensori più sofisticati o motori più efficienti. Anche il modo in cui un drone entra in contatto con l’ambiente può diventare una tecnologia decisiva.

Le prove effettuate in Islanda rappresentano un risultato concreto e documentato della ricerca condotta dall’Università di Sherbrooke, non un semplice concept. La capacità di aggrapparsi al ghiaccio fino a pendenze di circa 60 gradi apre nuove possibilità per la robotica destinata agli ambienti estremi.

Il prossimo passo sarà capire quanto questa soluzione possa essere adattata ad altri terreni difficili e trasformata in una tecnologia utilizzabile in missioni operative di lunga durata. Se i droni riusciranno ad atterrare in sempre più luoghi dove oggi possono soltanto volare, il concetto stesso di “area di atterraggio” potrebbe presto cambiare radicalmente.

In altre parole, Ice Dart non è soltanto un drone con gli artigli: è un esempio concreto di come natura, robotica e ingegneria possano combinarsi per portare i multirotori dove prima era troppo rischioso atterrare.

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